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Aplogruppo I1 (DNA-Y)

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Contenuti

Autore: Maciamo Hay. Traduzione italiana da Enea Sagittario.

Distribuzione geografica

L’aplogruppo I1 è la sotto clade del gruppo I più comune in Europa settentrionale. Si trova principalmente in Scandinavia e in Finlandia, dove rappresenta tipicamente più del 35% dei cromosomi Y maschili. Associato all’etnia norrena, I1 è presente in tutti quei luoghi a suo tempo invasi dalle antiche tribù germaniche e dai Vichinghi. Subito dopo, in termini di frequenze, vengono le altri parti d’Europa dove si parlano lingue germaniche. In Germania, in Austria, nei Paesi Bassi e nei bassopiani scozzesi, I1 rappresenta tra il 10 e il 20% di tutte le linee maschili.

Distribuzione dell’aplogruppo I1 in Europa

Distribuzione dell’aplogruppo I1 in Europa

Storia e origine

Tra i maggiori aplogruppi europei, l’aplogruppo I è il più antico e, con tutta probabilità, l’unico ad aver avuto origine proprio in quest’area (se si escludono alcune linee minori come C6 e le sotto cladi profonde di altri gruppi). Si pensa sia arrivato dal Medioriente come aplogruppo IJ, circa 35.000 anni fa, e che si sia poi evoluto nell’aplogruppo I. Analisi su antichi campioni di DNA hanno confermato che i primi Homo sapiens ad aver colonizzato l’Europa durante l'aurignaziano (da 45.000 a 28.000 anni fa), appartenevano agli aplogruppi CT, C1a, C1b, F e I.

Si stima che il ramo I1 si sia separato dal resto dell’aplogruppo I più o meno 27.000 anni fa. I1 è definito da oltre 300 mutazioni uniche, il che indica che questa linea è passata attraverso un importante effetto collo di bottiglia. Molti dei resti analizzati fino a ora, provenienti dal periodo Mesolitico e dal termine dell’ultima glaciazione, appartengono all’aplogruppo I* o I2. Non è ancora chiaro in quale parte d’Europa abbia avuto origine I1. Si ritiene che si sia evoluto autonomamente in Scandinavia durante il tardo Paleolitico superiore e durante il Mesolitico, quando i cacciatori-raccoglitori dell’Europa meridionale ricolonizzarono la metà settentrionale del continente, dopo essere usciti dai loro rifugi LGM. La prova più antica di questo ripopolamento della Scandinavia, posteriore all’era glaciale, risale all’11.000 a.C., quando apparve la cultura di Ertebølle. In ogni caso, i cinque campioni di DNA-Y analizzati da Lazaridis et al. (2013) e da Haak et al. (2015) provenienti dalla Svezia mesolitica e datati tra il 5.800 e il 5.000 a.C., sono stati tutti identificati come I2.

Il primo segno della presenza dell’aplogruppo I1 è emerso dalle analisi di DNA-Y dell’inizio del Neolitico ritrovati in Ungheria occidentale (Szécsényi-Nagy et al. (2014)). Infatti, accanto a un campione G2a2b, è stato identificato un singolo campione I1. Entrambi sono collegati alla prima fase della cultura della ceramica lineare (LBK), la quale più tardi avrebbe contribuito a diffondere il nuovo stile di vita agricolo in quasi tutta la Polonia, in Germania e nei Paesi Bassi. Ciò significa che l’aplogruppo I1 effettivamente era presente in Europa centrale al tempo dell’espansione neolitica.

È quindi possibile che vi fossero già delle linee I1 tra i cacciatori-raccoglitori dell’Europa mesolitica che in seguito vennero assimilati dall’ondata di agricoltori neolitici in arrivo dal Mediterraneo orientale (rappresentati soprattutto dall’aplogruppo-Y G2a). Grazie ai campioni recuperati dalla cultura di Starčevo del primo Neolitico e dalla ultura della ceramica cardiale oggi abbiamo prove che genti appartenenti all’aplogruppo I2a vivessero già accanto agli agricoltori G2a sia nell’Europa sudorientale che in quella sudoccidentale.

L’ipotesi più probabile al momento è che, durante il Mesolitico, le linee I1 e I2 fossero disperse in Europa e che alcuni rami abbiano potuto prosperare più di altri grazie all’adozione dell’agricoltura resa possibile dai contatti con i contadini provenienti dal Vicino Oriente, i quali si stavano lentamente facendo strada attraverso i Balcani e sulle coste del Mediterraneo. I piccoli gruppi di agricoltori ungheresi della prima cultura LBK potrebbero essere stati formati da una mescolanza di uomini I1 e G2a. In seguito, singole famiglie potrebbero essersi spinte in direzioni diverse con risultati alterni. Sembrerebbe che un effetto del fondatore nella popolazione LBK nordeuropea abbia portato a un’esplosione improvvisa delle linee I1, forse in parte grazie alla loro migliore conoscenza del territorio dell’Europa centrale e della sua fauna (infatti, la caccia era ancora praticata accanto all’agricoltura come complemento alla dieta). I1 si sarebbe poi diffuso in Scandinavia a partire dalla Germania settentrionale.

Estensione della cultura della ceramica lineare (LBK, circa 5.600-4.250 a.C.)

Estensione della cultura della ceramica lineare (LBK, circa 5.600-4.250 a.C.)

Questi dati sono in accordo con la teoria della dispersione neolitica di I1 attraverso la cultura LBK ungherese e con la susseguente cultura del bicchiere imbutiforme (4000-2700 a.C.) del nord della Germania e della Scandinavia meridionale. Un campione svedese proveniente dalla cultura del vasellame bucherellato del tardo Mesolitico (3.200-2.300 a.C.) è stato identificato a sua volta essere un I2a1 e non un I1.

Estensione della cultura del bicchiere imbutiforme (circa 4.200-2.650 a.C.)

Estensione della cultura del bicchiere imbutiforme (circa 4.200-2.650 a.C.)

Sia la cultura del bicchiere imbutiforme che la cultura del vasellame bucherellato rappresentano una fusione tra lo stile di vita neolitico (agricolo) e quello mesolitico (caccia-raccolta). Gli agricoltori neolitici penetrarono in Scandinavia dalla Germania piuttosto tardi e in piccoli gruppi. Ci sono prove archeologiche che questi contadini si stabilirono in Scandinavia meridionale e vissero fianco a fianco con i cacciatori-raccoglitori per diversi secoli, proprio durante la cultura del bicchiere imbutiforme. Skoglund et al. 2012 ha analizzato e comparato il DNA di un contadino neolitico con quello di tre cacciatori-raccoglitori svedesi, tutti risalenti a 5.000 anni fa. Ha così rivelato che l’agricoltore neolitico era geneticamente molto più simile alle moderne genti mediterranee e in special modo ai Sardi, i quali in genere sono considerati la popolazione di riferimento migliore per quanto riguarda gli agricoltori neolitici. Il DNA dei cacciatori-raccoglitori assomigliava di più a quello dei moderni Europei nordorientali, e forse, ancor più che agli Scandinavi, a quello dei Finnici e dei Sami.

I cacciatori-raccoglitori scandinavi avrebbero adottato il nuovo stile di vita neolitico un poco alla volta, utilizzando la ceramica e addomesticando gli animali (pecore, bovini, maiali e capre) come complemento alla loro dieta tradizionale che derivava dalla pesca e dalla caccia. La coltivazione di grano, orzo e legumi era seriamente limitata dal clima rigido. Esso rappresentava una vera e propria barriera all’espansione degli agricoltori provenienti dal continente. Questo è il motivo per cui gli Scandinavi mantennero una percentuale più alta di componente mesolitica rispetto a virtualmente tutti gli altri Europei, se si escludono i Sami, i Finnici, i Baltici e i Russi.

Al momento, non è stato testato alcun campione di DNA-Y proveniente dalla cultura del bicchiere imbutiforme scandinava, ma è probabile che I1 abbia davvero cominciato a diffondersi verso la fine di questo periodo. È possibile che sia stata una delle linee, già presenti in questa cultura, assimilata con maggiore successo dagli invasori Protoindoeuropei durante il periodo della cultura della ceramica cordata (in Scandinavia nota anche come cultura dell’ascia da combattimento). Molti degli individui I1 odierni condividono un antenato comune vissuto intorno al periodo della transizione tra queste due culture.

Come si è diffuso I1 in Europa settentrionale?

Com’è quindi possibile che gli Scandinavi moderni appartengano essenzialmente a tre aplogruppi (I1, R1a e R1b) che non si trovano tra i campioni del Mesolitico scandinavo? I1 sarebbe stato il primo a penetrare in questi luoghi durante la transizione verso l’agricoltura che durò circa dal 4.200 al 2.300 a.C.. È possibile che nei paesi nordici, Lapponia e Finlandia comprese, il rimpiazzo delle linee paterne mesolitiche (I* e I2) sia cominciato grazie a pochi agricoltori e allevatori che si stabilirono in Scandinavia e che, appartenendo quasi esclusivamente a I1, diedero luogo a un effetto del fondatore. L’ipotesi alternativa è che I1 si sia diffuso dalla Danimarca alla Svezia e alla Norvegia insieme a R1a-Z284 durante il Calcolitico e durante l’inizio dell’Età del bronzo, insieme alla cultura dell’ascia da combattimento. A questo proposito, va detto che la prova più antica della presenza di I1 in Scandinavia risale all’Età del bronzo scandinava: è stato trovato infatti un singolo campione proveniente dalla Svezia risalente circa al 1.400 a.C. (Allentoft et al. (2015)).

Nella maggior parte delle società agricole, gli uomini erano i soli a ereditare la terra e gli animali. Mano a mano che la selvaggina diventava più scarsa, soprattutto durante gli inverni più freddi, gli agricoltori acquisirono sui cacciatori un decisivo vantaggio dal punto di vista della quantità di cibo disponibile e delle prospettive di vita. Come di certo è accaduto in altre parti di Europa, le donne provenienti dalle famiglie di cacciatori-raccoglitori furono date in sposa ai più ricchi contadini. Trascorsi diversi millenni, durante i quali i terreni agricoli e gli animali erano stati trasmessi invariabilmente di padre in figlio appartenenti alle linee I1, questo aplogruppo divenne quello dominante, nonostante nel corso del tempo le linee materne si fossero ibridizzate. Oggi, secondo le analisi della componente autosomica messe in atto da Lazaridis et al. (2014), la componente mesolitica negli Scandinavi è rappresentata solo da qualche punto percentuale in più rispetto a quella neolitica.

Gli ultimi cacciatori-raccoglitori d’Europa sono stati i Sami della Lapponia. Tuttavia, a un certo punto anche loro si sono convertiti all’allevamento, addomesticando le specie indigene di renna, più adatte, rispetto agli altri animali, al rigido clima locale. Pare che le prime popolazioni ad addomesticare questi animali siano state le tribù N1c1 dell’Asia settentrionale. In effetti, i Sami odierni appartengono prevalentemente a questo gruppo, e le linee paterne scandinave (I1, R1b, R1a) rappresentano tra questi una minoranza. Proprio la presenza di R1a e di R1b e le proporzioni percentuali di I1 del tutto assimilabili a quelle presenti nelle altre popolazioni moderne (se si usa la Svezia centrale come punto di riferimento) indicano che questi aplogruppi sono stati incorporati nel pool genetico dei Sami in un periodo relativamente recente (probabilmente in tempi storici, durante o subito dopo l’era vichinga).

In ogni caso, anche le linee N1c1 potrebbero non essere arrivate così presto. Queste line sono associate alla diffusione delle lingue uraliche che si ritiene si siano arrivate nel Baltico orientale durante la cultura della ceramica a pettine, a partire cioè dal 4.200 a.C., circa nello stesso periodo della cultura del bicchiere imbutiforme. Secondo la ricostruzione filogenetica delle lingue uraliche fatta da Honkola et al. (2013), il protofinnico e il protosami si sono separati solo 2.500 anni fa, e i dialetti sami hanno cominciato a diversificarsi da meno di 1.000 anni. Con tutta probabilità, ogni traccia degli abitanti mesolitici della Lapponia è stata spazzata via, almeno per quanto riguarda le linee maschili, proprio come è avvenuto nella maggior parte del resto della Scandinavia. Prima dell’arrivo degli N1c1 in Fennoscandia, gli antenati nordici dei Sami sarebbero appartenuti agli aplogruppi-Y I* e I2, nonché agli aplogruppi-mt U5b e V.

Come ha fatto I1 a diventare germanico?

A cominciare dal 2.800 a.C. uno sconvolgimento culturale e genetico colpì la Scandinavia. La causa fu l’arrivo degli Indoeuropei dall’Europa orientale, i quali diedero inizio alle Età del rame e del bronzo praticamente senza passare davvero per la transizione neolitica. I primi Indoeuropei che raggiunsero la Scandinavia furono le genti della cultura della ceramica cordata provenienti dall’odierna Russia, dalla Bielorussia e dalla Polonia, che si pensa siano appartenuti prevalentemente all’aplogruppo R1a. Queste popolazioni condividevano alcune linee materne con gli abitanti I1 della Scandinavia, inclusi gli aplogruppi-mt U2e, U4 e U5. Comunque portarono con loro anche molte nuove linee come H2a1, H6, W e varie sotto cladi di I, J, K e T.

La seconda importante migrazione indoeuropea verso la Scandinavia fu quella dei popoli R1b-U106, il ramo che si ritiene abbia introdotto le lingue protogermaniche. Questi erano, infatti, un ramo delle genti parlanti le lingue proto celto-germaniche dell’Europa centrale. Probabilmente R1b entrò in Scandinavia attraverso quella che oggi è la Germania, seguendo l’espansione verso nord della tarda cultura di Unetice (2300-1600 BCE). (2.300-1.600 a.C.). Il più antico campione R1b ritrovato in Scandinavia risale all’Età del bronzo scandinava (circa 1.400 a.C., vedi Allentoft (2015) più in alto).

Secondo l’ipotesi del substrato germanico, proposta per la prima volta da Sigmund Feist nel 1932, il protogermanico era una lingua ibrida che mescolava l’indoeuropeo (R1b e, in misura minore, R1a) con alcuni elementi preindoeuropei (I2 mesolitico, G2a e I1 del Neolitico). Questa ibridazione sarebbe avvenuta durante l’Età del bronzo e avrebbe dato la luce alla prima civiltà protogermanica, appunto l’Età del bronzo scandinava (1700-500 BCE).

I1 in Lapponia e in Finlandia

Nonostante abbia fatto parte del Regno di Svezia per la maggior parte della sua storia di cui si abbiano prove scritte, dal punto di vista linguistico la Finlandia non è un paese Germanico. Lo stesso vale per i Sami (Lapponi), i quali hanno conservato la loro identità culturale e linguistica anche dopo secoli di sottomissione alla Svezia o alla Norvegia. Oltre il 60% dei Finnici e il 50% dei Sami appartengono all’aplogruppo uralico N1c1. Ciò è in accordo con il fatto che anche le loro lingue (Suomi e Sami) appartengono alla famiglia linguistica delle lingue uraliche. Ci si potrebbe perciò chiedere se quel 25 o 30% di I1 riscontrabile tra queste popolazioni non sia arrivato dai loro vicini Scandinavi (soprattutto dagli Svedesi) in un momento qualsiasi tra l’Età del bronzo e il basso Medioevo, o se, al contrario, I1 si sia diffuso nella Fennoscandia già durante il periodo Mesolitico e Neolitico.

Di quel 28% di I1 che si trova in Finlandia, il 65% appartiene alla linea L287 che è esclusivamente finlandese (una clade figlia di L22) e, ancora più nello specifico, alla sua sotto clade L258 Altri appartengono ad alte sotto cladi tipiche della Finlandia (per esempio L300), e solo una minoranza, il restante 5-10%, assomigliano di più all’I1 svedese. Non sorprende che le sotto cladi svedesi si trovino soprattutto nell’ovest e sulla costa sudorientale della Finlandia, dove gli Svedesi si sono stabiliti in tempi storici e dove lo svedese è parlato tuttora. Queste sono anche quelle aree dove si trovano la maggior parte degli R1b (3.5%) e degli R1a-Z282 scandinavi (3%). Come in Svezia, anche in Finlandia l’I1 scandinavo e R1b e R1a si trovano distribuiti con le stesse proporzioni. Al contrario, l’I1 finlandese si trova in tutto il paese, anche dove è quasi impossibile trovare una traccia di DNA-Y germanico. Ciò suggerirebbe che l’I1 finlandese abbia origini precedenti alle invasioni germaniche.

Molti dei Sami appartengono alternativamente alla clade L258 (così come i Finnici) o alla sotto clade L1302 dell’aplogruppo I1-Z60, un ramo di solito associato alle tribù germaniche occidentali. L258 si trova più facilmente tra i Sami orientali della Norvegia nordorientale e della Finlandia, mentre L1302 è più comune nel resto della Norvegia e della Svezia. L’età più recente dell’I1-L1302 presente tra i Sami, insieme alla più alta percentuale di R1a (13%) e R1b (7%) e alla presenza di E-V13 e J2 in questa popolazione, suggerisce che almeno alcuni Sami I1 siano il risultato di un introgressione avvenuta ai tempi dei Germani, probabilmente attraverso secoli di matrimoni misti. Oggi, circa la metà delle linee paterne Sami sono di origine scandinava.

La Finlandia è l’unico paese dove, nonostante la lingua e la cultura germanica non abbiano attecchito, I1 conta per più del 15%. Una buona ragione potrebbe essere che, in verità, la cultura germanica non era ancora comparsa in Scandinavia quando I1 aveva già raggiunto la Finlandia. Questa cultura si ritiene si sia formata progressivamente durante l’Età del bronzo scandinava, e che sia maturata verso l’inizio dell’Età del ferro intorno al 500 a.C.. Se davvero fu un piccolo gruppo di uomini a diffondere I1 tra gli ultimi Fennoscandinavi, con un contributo materno dalla cultura dell’ascia da battaglia quasi inesistente, allora la lingua finnica sarebbe a sua volta dovuta scomparire, visto che solo un piccolo numero di uomini I1 si unì alle tribù nordiche e ne adottò la lingua.

Dando uno sguardo all’albero filogenetico, ci si accorge che i Finlandesi, gli Svedesi e i Norvegesi appartengono soprattutto al cluster nordico (L22), il quale ha più di 4.000 anni. Tra le sue cinque sotto cladi, due sono esclusivamente finlandesi (L287 e L300), mentre le altre sono scandinave in genere. Secondo la ricostruzione filogenetica cromosomica di Yfull.com L287 e L300 hanno circa 3.000 anni. In realtà la loro età potrebbe essere anche più antica, dato che il numero di mutazioni calcolato non tiene conto delle dimensioni storiche delle popolazioni. Le popolazioni più estese, infatti, generano una variabilità genetica più importante. I paesi nordici hanno da sempre una densità di popolazione più bassa rispetto a quelli dell’Europa centrale o meridionale. Prima dell’Età del bronzo, le genti nordiche erano essenzialmente cacciatori-raccoglitori, mentre il resto d’Europa era già passato all’agricoltura da almeno 3.500 anni. A parità di condizioni climatiche, le società agricole sono in grado di supportare popolazioni anche dieci volte più grandi di quelle dei cacciatori-raccoglitori. Nella fredda Fennoscandia, la densità della popolazione preindoeuropea deve essere stata almeno venti volte più bassa rispetto a quella dell’Europa mediterranea. Ciò significa che il tasso di mutazione sarebbe stato anch’esso venti volte minore, e quindi che l’aplogruppo I1 e le sue sotto cladi potrebbero essere molto più antiche di quanto suggerito dalle variazioni di SNP e STR.

Se le stime correnti fossero corrette, significherebbe che L22 si è formato durante il periodo della cultura dell’ascia da combattimento, mentre le sue sotto cladi finlandesi sarebbero apparse all’inizio dell’Età del bronzo scandinava. Se l’età delle sotto cladi di I1 fosse invece sotto stimata, L22 sarebbe apparso durante il periodo della cultura del bicchiere imbutiforme e si sarebbe diffuso prima dell’arrivo in Scandinavia di R1a e R1b. Quale che sia l’ipotesi corretta, uno scenario possibile è che alcune tribù I1-L22 dalla Scandinavia meridionale siano migrate verso nord, autonomamente o sotto la pressione degli invasori Indoeuropei. Esse sarebbero state poi forzate ad abbandonare l’agricoltura a causa del clima più rigido della Scandinavia settentrionale, e sarebbero ritornate allo stile di vita dei cacciatori-raccoglitori, forse mantenendo in parte l’allevamento, proprio come i Sami moderni. È difficile dire se in Lapponia e in Finlandia arrivò prima I1 o N1c. Entrambi potrebbero essere arrivati tra i 2.500 e i 2.000 anni fa: I1 sarebbe apparso prima nella Svezia e nella Norvegia settentrionali, per poi spostarsi in Finlandia, mentre N1c avrebbe seguito il percorso inverso. Infine i due gruppi si sarebbero uniti per poi mescolarsi, andando a formare gli antenati dei Finlandesi.

È possibile che in Scandinavia settentrionale e in Finlandia alcuni gruppi di uomini I1 si siano uniti a ciò che era rimasto dei Fennoscandinavi mesolitici. Forse, grazie alla loro superiorità tecnologica, potrebbero essersi imposti come gruppo dominante diventando capi tribù e diffondendo velocemente il loro DNA-Y, il quale avrebbe così rimpiazzato la linea mesolitica I2 con la linea I1. Ciò spiegherebbe perché sia i Finnici che i Sami abbiano linee materne molto diverse da quelle degli altri Scandinavi moderni, molto più simili a quelle degli Scandinavi mesolitici.

Migrazioni germaniche

Le migrazioni germaniche hanno disperso le linee I1 in Gran Bretagna (Anglosassoni), in Belgio (Franchi e Sassoni), in Francia (Franchi, Visigoti e Burgundi), in Germania meridionale (Franchi, Alemanni, Svevi, Marcomanni, Turingi e altri), in Svizzera (Alemanni, Svevi, Burgundi), nella penisola Iberica (Visigoti, Svevi e Vandali), in Italia (Goti, Vandali, Longobardi), in Austria e in Slovenia (Ostrogoti, Longobardi, Bavari), in Ucraina e in Moldavia (Goti), così come in Ungheria e in Serbia settentrionale (Gepidi). L’I1 che si trova tra i Polacchi (6%), tra i Cechi (11%), tra gli Slovacchi (6%) e tra gli Ungheresi (8%) è a sua volta il risultato di centinaia di anni di influenza da parte dei loro vicini Tedeschi e Austriaci. La frequenza relativamente alta di I1 intorno alla Serbia e alla Bulgaria occidentale (dal 5 al 10%) potrebbe essere dovuta ai Goti che si stabilirono nell’Impero Romano d’Oriente nel corso del III e del IV secolo d.C..

I Vichinghi danesi e norvegesi hanno aggiunto altro I1 in Gran Bretagna, in Irlanda, sull’Isola di Man, in Normandia, nelle Fiandre, nella penisola Iberica, in Sicilia… I Vichinghi svedesi (Variaghi) hanno fondato colonie in Russia e in Ucraina, e avamposti fin nell’Impero Bizantino, nel Caucaso e in Persia. La frequenza più alta di I1 nella Russia nordoccidentale (nell’est del Baltico) indica una presenza importante di Variaghi in queste aree, il che concorderebbe con la fondazione della Rus’ di Kiev da parte degli Svedesi.

Sotto cladi e aplotipi

Se non avete dimestichezza con la genealogia genetica visitate la pagina Introduzione alla filogenetica per capire come leggere un albero filogenetico.

Albero filogenetico dell’aplogruppo I1 (DNA-Y) - Eupedia
Albero filogenetico dell’aplogruppo I1-L22 (DNA-Y) - Eupedia
Albero filogenetico dell’aplogruppo I1-Z74 (DNA-Y) - Eupedia
Albero filogenetico dell’aplogruppo I1-S14887 (DNA-Y) - Eupedia
Albero filogenetico dell’aplogruppo I1-Z60 (DNA-Y) - Eupedia
Albero filogenetico dell’aplogruppo I1-Z140 (DNA-Y) - Eupedia
Albero filogenetico dell’aplogruppo I1-Z138 (DNA-Y) - Eupedia
Albero filogenetico dell’aplogruppo I1-Z63 (DNA-Y) - Eupedia

Raggruppamenti secondo gli STR

Tutte le tribù germaniche si sono espanse a partire da una piccola area iniziale intorno alla Danimarca e alla Svezia meridionale nel corso degli ultimi 2.500 anni. Variazioni negli STR (microsatelliti, “short tandem repeat”) permettono di dividere i membri di I1 in diverse categorie. Ci sono due cluster principali, ognuno dei quali ha i suoi sottogruppi:

  • Il cluster nordico, ha il suo picco in Norvegia, in Svezia e in Finlandia e corrisponde alla sotto clade I1a2 (L22+, prima noto come I1d). Normalmente il suo valore STR per DYS390 è più grande di 22.
    • Il gruppo norreno, corrisponde all’aplotipo norreno di Ken Nordtvedt (principalmente svedese) e all’aplotipo ultra-norreno (soprattutto norvegese e islandese). L’aplotipo ultra-norreno 1 (I1-uN1) differisce dal norreno perché ha un valore DYS385b=15 e DYS449=29.
    • Il gruppo di Botnia, si trova soprattutto in Finlandia e nella Svezia nordorientale. Corrisponde alla sotto clade I1a2c1 (L287>L258+) che comprende il 75% delle linee I1 della Finlandia.
  • Il cluster meridionale, è più comune in Danimarca, in Germania, nei Paesi Bassi e nelle Isole Britanniche. Corrisponde all’aplotipo anglosassone di Ken Nordtvedt (originariamente danese e tedesco settentrionale).
    • Il gruppo danese/polacco normalmente ha un valore DYS557 superiore a 15.
    • Il gruppo occidentale, comprende i Paesi Bassi, l’Inghilterra, la Scozia e l’Irlanda. Combacia con la sotto clade Z58+ e probabilmente corrisponde a un’ascendenza anglosassone e frisa/batava.
      • Pare ci sia uno specifico sottogruppo gallese definito da un valore di GATA-H4 superiore o uguale a 11. Questo sottogruppo si trova anche in Inghilterra e nel continente, ma è particolarmente comune in Galles.
    • Il gruppo tedesco, è il tipo più comune di I1 in Germania, in Francia, in Italia e nell’Europa centrale, ma si trova anche nelle Isole Britanniche e, in misura minore, in Scandinavia. È definito da un valore di DYS456 inferiore a 15. Corrisponde alla sotto clade Z63+.

Analisi degli SNP

  • Z131+ è una sotto clade minore che è stata ritrovata in aree vicine all’antico confine celto-germanico (Belgio, Germania centrale, Boemia), ma anche in Svezia e in Gran Bretagna.
  • Z17925+ è una sotto clade minore presente in Germania, Francia e Inghilterra.
  • Z19086+ è una sotto clade minore presente in Finlandia.
  • DF29+ rappresenta il 99% delle linee I1.
    • CTS6364+ è una delle sotto cladi maggiori con il suo centro in Scandinavia, in Germania e nella Polonia settentrionale.
      • M227+ è stato trovato in Scandinavia, nei Paesi baltici, in Bielorussia, in Russia, in Polonia, in Svizzera, in Francia e nell’Inghilterra sudoccidentale (Devon). Potrebbe essere stato diffuso dai Vichinghi VARANGIAN.
      • L22+ (noto anche come S142+) è la principale sotto clade nordica. È molto comune anche in Gran Bretagna, specialmente sulla costa orientale dove la presenza Vichinga fu piu forte, nei Paesi Bassi e in Normandia (senza dubbio eredità dei Vichinghi danesi), cosi come in Polonia e in Russia (Vichinghi svedesi).
        • P109+ è principalmente una sotto clade della Scandinavia meridionale, ma si trova anche in tutte le regioni in cui si stabilirono i Vichinghi danesi. Sporadicamente si ritrova anche in molte altri parti d’Europa, come nella penisola Iberica occidentale, in Italia settentrionale, nei Balcani, in Lituania e in Russia.
        • L205+ è circoscritto per lo più nei Paesi Bassi, in Francia e in Gran Bretagna. Sono stati identificati casi isolati anche in Svezia e in Spagna.
        • L287+ è una sotto clade quasi esclusivamente finlandese (si trova in tutto il paese), con una piccola presenza anche in Norvegia, in Svezia, in Polonia e in Russia.
        • L300+ è una sotto clade minore presente praticamente solo nella Finlandia meridionale.
        • L813+ è soprattutto una sotto clade scandinava, molto comune nel sud della Norvegia ma presente anche in Svezia e, con frequenze piu basse, in Finlandia occidentale. Si trova anche in Gran Bretagna (probabilmente un’eredità vichinga) e nell’Olanda settentrionale (ma non in Germania).
    • Z58+ è principalmente un gruppo tedesco occidentale, con una forte presenza in Germania, nei Paesi Bassi e in Gran Bretagna. Si trova anche nei paesi nordici e in tutta l’Europa continentale. Si stima che abbia un’età di 4.000 anni.
      • Z138+ (aka Z139+) (noto come Z139+) è una sotto clade molto eterogenea. SI trova con basse frequenze in tutto il mondo germanico, con un picco in Inghilterra e in Galles (nonostante potrebbe essere a causa di un’eccessiva campionatura di queste regioni). E? stato trovato anche in Portogallo, in Italia meridionale e in Romania. Z138+ corrisponde a AS2, AS10, AS1010.2, AS10910, AS1221, AS1414 e Esc-13 secondo la nomenclatura FTDNA basata sugli STR. Z138 si divide in quattro sotto cladi: S2293 (la più grande), S5619, PF1610 e PF2364.
        • S2293+ si è formata 4.500 anni fa e si è divisa immediatamente in due rami: S6277 (si trova in Scandinavia, in Gran Bretagna, in Francia e in Italia) e Z2541 (vedi sotto).
          • Z2541+ è una sotto clade relativamente piccola tipica dell’Europa nordoccidentale, ma presente anche in Ucraina occidentale, in Romania e in Portogallo. Emerse 4.500 anni fa ma ha un TMRCA di 3.800 anni. Si divide in quattro sotto cladi: Y7043 (la più grande, si trova dalla Norvegia alla Svizzera), S2268 (corrisponde a AS1313 secondo la nomenclatura FTDNA basata sugli STR, è una sotto clade tipicamente tedesca e inglese), S19185 e Y21391.
      • Z59+ è il ramo principale di Z58.
        • Z382+ è stato trovato nelle Isole Britanniche e in Germania, con una piccola presenza in Scandinavia. Alcuni campioni isolati sono stati identificati anche in Olanda, in Finlandia, in Italia, in Croazia e in Romania. Corrisponde a AS3, AS3-911, AS13 and Sw secondo la nomenclatura FTDNA basata sugli STR.
          • S16414+ si trova in Norvegia e in Sardegna (YP5417+, TMRCA 1.750 anni fa), dove potrebbe essere stato portato dai Vandali.
        • Z60+ si trova in tutto il mondo germanico.
          • Z140+ è molto frequente nel mondo germanico occidentale e si trova essenzialmente nelle Isole Britanniche, nei Paesi Bassi, nella Francia settentrionale, nella Germania centrale e meridionale e in Svizzera. È molto rara nei paesi nordici. Alcuni campioni isolati sono stati trovati in Spagna, in Italia centrale e meridionale, in Slovenia, in Boemia, in Polonia, in Ucraina e in Russia. Z140* corrisponde agli aplotipi AS5, AS6, AS814 e EE secondo la nomenclatura FTDNA basata sugli STR.
            • L338+ ha una distribuzione simile a Z140. Tipicamente, presenta un valore STR di GATA-H4 uguale a 9. L338+ corrisponde a AS1, AS1H, AS8, AS114 e AS11616 secondo la nomenclatura FTDNA basata sugli STR.
          • Z73+ (e L1301+) si trova principalmente nella Scandinavia settentrionale e in Finlandia. Si trova anche in Russia, sulla costa orientale della Gran Bretagna e sulle isole scozzesi (è un’eredità Vichinga). Z73+ corrisponde a AS9 e AS16 secondo la nomenclatura FTDNA basata sugli STR.
            • L1302+ si trova soprattutto in Svezia, con alcune sotto cladi in Finlandia e in Norvegia (BY495) e alcuni campioni isolati identificati in Scozia e in Russia.
          • L573+ sembra essere la sotto clade principale della Germania nordorientale, ma è stata trovata anche in Francia, in Svezia, in Polonia, in Lituania e nel nordovest della Russia.
          • L1248+ è una sotto clade minore della Svezia, della Gran Bretagna, della Germania e della Russia.
            • L803+ è stata trovata solo in Scozia.
    • Z63+ è una sotto clade tipicamente tedesca, virtualmente assente nei paesi nordici. È diffusa soprattutto nella Germania centrale, nel Benelux, in Inghilterra, nei bassipiani scozzesi e in Polonia, ma è presente anche in Russia, Ucraina, nei Balcani, in Italia, in Spagna e in Portogallo.
      • Y2245.2+rappresenta una buona parte di Z63 in Russia, in Ucraina, in Polonia, nei Balcani, in Italia e nella penisola Iberica. Potrebbe essere stata portata dai Goti.
      • BY351+ è una sotto clade trovata in Portogallo, in Spagna, in Italia (Sardegna inclusa). Probabilmente fu diffusa dai Visigoti e dagli Ostrogoti.

Individui famosi

Malmströma et al. ha analizzato il DNA di Birger Jarl e di suo figlio Eric Birgersson, identificandoli come appartenenti all’aplogruppo I1. Birger Jarl fu uno dei più grandi statisti della Svezia medioevale. Fu il fondatore di Stoccolma e fu il reggente di fatto della Svezia per 18 anni. I figli Valdemar e Magnus gli succedettero entrambi come Re di Svezia, così come fecero i loro discendenti per tutto il secolo successivo. Questa dinastia è conosciuta come Casato di Folkung, e tutti i suoi sei re furono presumibilmente membri dell’aplogruppo I1.

Jacques I, Prince of Monaco

Sulla base dei numerosi risultati ottenuti dal Gentis Grimaldorum DNA Project, l’originaria Casa dei Grimaldi, che include i Signori (poi Principi) di Monaco fino a Luigi II di Monaco (1870-1949), apparteneva al ramo scandinavo dell’aplogruppo I1a1 (L22>Y3549>P109>Y3662>S14887). Dalla Casa dei Grimaldi vennero anche tre Dogi di Genova, un Principe di Salerno e diversi arcivescovi e cardinali. Gli attuali Principi di Monaco discendono dalla Casa di Polignac.

The Hamilton DNA Project ha comparato il DNA-Y di quattro dei discendenti di Alexander Hamilton, uno dei Padri Fondatori degli Stati Uniti d’America. Tutti mostrano dei valori STR molto simili, dimostrando al di là di ogni ragionevole dubbio che condividono lo stesso antenato patrilineare recente.

Andrew Jackson

Andrew Jackson (1767-1845), il settimo Presidente degli Stati Uniti, molto probabilmente apparteneva all’aplogruppo I1 basato sulla comparazione of della sua genealogia e i risultati del Jackson DNA Project.

L’aplogruppo del celebre scrittore russo, il Conte Lev Nikolayevich Tolstoy, meglio conosciuto come Leo Tolstoy (1828-1910), è stato dedotto dall’analisi di uno dei suoi discendenti, Pyotr Tolstoy. È considerato uno dei più grandi autori di tutti i tempi, ed è noto soprattutto per i suoi romanzi Guerra e Pace (1869) e Anna Karenina (1877), spesso citati in quanto apoteosi dello stile realista.

Calvin Coolidge (1872-1933), il trentesimo Presidente e il ventinovesimo Vice Presidente degli Stati Uniti d’America, grazie alle analisi del genoma di alcuni suoi parenti è stato identificato appartenere all’aplogruppo I1.

La società privata di genomica 23andMe ha analizzato gli aplogruppi-Y del magnate e multimilionario Warren Buffett (nato nel 1930) e del produttore cinematografico e cantante Jimmy Buffett (nato nel 1946) per determinare se condividessero un antenato paterno comune. Entrambi appartengono all’aplogruppo I1, ma non a sotto cladi vicine tra loro.

Bill Clinton

Bill Clinton (nato nel 1946), che è stato il quarantaduesimo Presidente degli Stati Uniti d’America dal 1993 al 2001, molto probabilmente appartiene all’aplogruppo I1, almeno sulla base dei risultati ottenuti dall’analisi di alcuni suoi lontani cugini disponibili su Ysearch.org.

Sting in Drammenshallen, Norway, November 21st 1985 (photo by Helge Øverås - CC BY 2.5)

Il musicista inglese, cantautore e attore Gordon Matthew Thomas Sumner, conosciuto con il nome d’arte Sting (nato nel 1951), è stato identificato appartenere all’aplogruppo I1 dalla serie TV della PBS Finding Your Roots. Dal 1977 al 1984, prima di cominciare una carriera da solista, Sting è stato l’autore, il cantante principale e il bassista del complesso new wave rock The Police. Insieme a questo complesso, Sting è diventato uno degli artisti musicali più famosi del mondo. Se si combinano i dischi prodotti con The Police e quelli da solista, Sting ha venduto più di 100 milioni di copie.

Altri membri famosi dell’aplogruppo I1

  • Kenneth Leon Nordtvedt (nato nel 1939): professore emerito del Dipartimento di Fisica nell’Università Statale del Montana e ricercator senior specializzato nello studio delle teorie relativistiche della gravità. È un ricercatore noto nella comunità della genealogia genetica.
  • Bill Griffeth (nato nel 1947): un giornalista finanziario americano della CNBC, il network via cavo con cui lavora dal 1991.
  • Djavan (nato nel 1949): un cantautore braziliano. Djavan combina i ritmi tradizionali brasiliani con la musica popolare americana, europea e africana.
  • Björn Wahlroos (nato nel 1952): è un milionario finlandese noto per le sue idee controverse. È il Presidente del CDA del Sampo Group, di Nordea e di UPM-Kymmene.
  • Sergei Lukyanenko (nato nel 1968): è uno dei più famosi scrittori di fantascienza russi contemporanei.
  • Nasir bin Olu Dara Jones, (nato nel 1973): noto con il nome d’arte Nas è un artista hip hop americano, produttore, attore e imprenditore. Il suo aplogruppo è stato rivelato dalla sere TV della PBS “Finding Your Roots”. È il figlio del cornettista, chitarrista e cantante Olu Dara.


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