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Aplogruppo E1b1b (DNA-Y)

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Contenuti

Autore: Maciamo Hay. Traduzione italiana da Enea Sagittario.

Distribuzione geografica

Fuori dall’Europa E1b1b è presente ad alte frequenze soprattutto in Marocco (oltre l’80%), in Somalia (80%), in Etiopia (dal 40 all’80%), in Tunisia (70%), in Algeria (60%), in Egitto (40%), in Giordania (25%), in Palestina (20%) e in Libano (17.5%). All’interno del continente europeo la concentrazione più alta si trova in Kosovo (oltre al 45%), in Albania e Montenegro (27% in entrambi), in Bulgaria (23%), in Macedonia e in Grecia (21% in entrambi), a Cipro (20%), in Sicilia (20%), nell’Italia meridionale (18.5%), in Serbia (18%) e in Romania (15%).

Distribuzione dell’aplogruppo E1b1b in Europa, in Medioriente e in Africa settentrionale

Distribuzione dell’aplogruppo E1b1b in Europa, in Medioriente e in Africa settentrionale


Sottocladi

Se non avete dimestichezza con la genealogia genetica visitate la pagina Introduzione alla filogenetica per capire come leggere un albero filogenetico.

Albero filogenetico dell'aplogruppo E1b1b (DNA-Y) - Eupedia
  • E-V22 si trova prevalentemente in Etiopia occidentale, in Egitto settentrionale e nella parte meridionale del Levante. Per questo motivo la sua presenza in Europa è associata ai Fenici e agli Ebrei. I primi potrebbero averlo disseminato in Sicilia, in Sardegna, nella Spagna del sud e nel Maghreb, mentre i secondi lo avrebbero diffuso in Grecia, nell’Italia peninsulare e nel resto della Spagna.

  • E-V12 è la sotto clade di M78 più diffusa in Egitto meridionale (oltre il 40% della popolazione), mentre la sua sotto clade V32 è la linea paterna dominante in Somalia, in Etiopia meridionale e in Kenya settentrionale. La presenza, seppur minima, di V12* nel Medioriente e in Europa (paesi nordici esclusi) indica che potrebbe essere stata una delle linee neolitiche minori. La sua sotto clade V32 non è mai stata ritrovata al di fuori dell’Africa nordorientale.

  • E-V65 si trova soprattutto in Africa settentrionale con punte massime in Libia (dal 20 al 30%), in Tunisia e nel nord del Marocco. L’assenza di V65 dal Corno d’Africa dimostrerebbe la sua origine nordafricana. La sua TMRCA è molto recente, circa 2700 anni. V65 è stato ritrovato con un’incidenza più bassa (dallo 0.5 al 5%) anche in Egitto, in Grecia, in Italia meridionale, in Sicilia, e, cosa più interessante, tra i Sardi e tra i Baschi. Quest’ultime sono due popolazioni isolate e con grandi affinità con le genti europee del Neolitico e del Mesolitico, ma tra le quali tende a mancare E-V13. In ogni caso, V65 non è presente nel Levante, nei Balcani o nel resto dell’Europa non mediterranea, il che escluderebbe che la sua diffusione sia avvenuta già nel Neolitico. La sua distribuzione interessa prevalentemente l’Africa settentrionale e la sua presenza, seppur ridotta, in aree dell’Europa meridionale che storicamente hanno dei legami con il nord dell’Africa suggerirebbe che siano state proprio le popolazioni emigrate da queste zone a diffonderlo nell’Europa mediterranea. Nel caso dell’Italia, ciò potrebbe aver avuto luogo in un periodo compreso tra l’epoca fenicia/cartaginese (circa 1000-146 a.C.) e l’epoca dei Regni Vandali. In Grecia, V65 potrebbe essere stato portato dalle antiche colonie della Cirenaica. In Spagna, potrebbe essere arrivato attraverso lo stretto di Gibilterra in un periodo qualsiasi a partire dal Paleolitico.

La frequenza delle sotto cladi di E nelle varie aree geografiche è cambiata molto nel corso del tempo a causa dell’effetto del fondatore che ha avuto luogo sia nelle popolazioni neolitiche che in quelle dell’Età del bronzo e del ferro. Questo effetto consiste nella migrazione di un piccolo gruppo di coloni che porta con sé una linea paterna con una frequenza molto più alta di tutte le altre. Esempi di effetto del fondatore includono la presenza di E-V12 in Egitto meridionale, E-V13 nei Balcani, E-V32 in Somalia, E-V54 sulle coste mediterranee dell’Africa ed E-M81 in Africa nordoccidentale.

Origini

L’origine nel Mar Rosso e l’espansione neolitica

L’aplogruppo E1b1b (conosciuto in precedenza come E3b) rappresenta l’ultima importante migrazione dall’Africa verso l’Europa. Si pensa sia apparso per la prima volta nel Corno d’Africa circa 26.000 anni fa e che si sia poi diffuso nell’Africa settentrionale e nel Vicino Oriente durante il basso Paleolitico e durante il Mesolitico. E-M78 ed E-Z827 hanno avuto origine rispettivamente 20.000 e 24.000 anni fa. In generale, le linee E1b1b sono strettamente connesse alla diffusione delle lingue afroasiatiche.

Lazaridis et al. (2016) ha analizzato il primo campione di DNA proveniente dalla cultura Natufiana del Mesolitico israeliano, probabilmente la prima comunità sedentaria del mondo, e ha scoperto che gli individui maschi appartenevano agli aplogruppi CT o E1b1 (inclusi alcuni campioni E1b1b1b2). A oggi, questi sono i più antichi individui E1b1b conosciuti. Gli stessi aplogruppi erano presenti in Giordania tra le genti del Neolitico preceramico B insieme agli aplogruppi più recenti H2 e T. Inoltre, E1b1b non è mai stato ritrovato nell’Iran o nell’Anatolia del Neolitico, e compare solo due volte tra le centinaia di campioni europei neolitici testati finora. Questi dati suggeriscono che alla fine dell’ultima glaciazione, terminata 12.000 anni fa, uomini E1b1b erano presenti nel Levante ma non in altre parti del Vicino Oriente. Ci sono prove che i Natufiani coltivassero cereali, come per esempio la segale, già prima del Neolitico. La coltivazione dei cereali potrebbe quindi avere le sue radici (letteralmente) tra le tribù E1b1b del Levante mesolitico.

Oggi, la maggiore diversità genetica dell’aplogruppo E1b1b si osserva in Africa nordorientale, in special modo in Etiopia e in Somalia. Queste hanno anche il monopolio dei suoi rami più antichi e rari come M281, V6 o V92. Ciò suggerisce che in realtà E1b1b potrebbe essere comparso in Africa orientale, per poi espandersi verso nord fino al Levante. Ciò nonostante, molte delle linee oggi presenti tra gli Etiopi e tra i Somali pare invece siano arrivate dalla Mezzaluna fertile durante il Neolitico. Tra queste ci sono alcune sotto cladi di E1b1b come V22 (12.000 anni fa) e V32 (10.000 anni fa), ma anche, e innegabilmente, le linee mediorientali come T1a-CTS2214 e J1-L136.

L’ipotesi dei mandriani nordafricani neolitici

Decker et al (2013) ha riportato che i bovini italiani e iberici mostrano una ibridazione introgressiva dal toro africano, il che implicherebbe che questo tipo di bestiame non sia stato addomesticato solo in Asia occidentale ma anche, e indipendentemente, in Africa settentrionale. Se così fosse, E-M78 o E-M123 potrebbero essere arrivate in Europa meridionale durante il Neolitico grazie ai mandriani nordafricani. Questa ipotesi rimane però una semplice congettura. Vedi anche: Le vie neolitiche meridionali portarono i Megaliti dal Levante all’Europa occidentale.

E1b1b1a1a1a (V13)

Distribuzione geografica

Distribuzione dell’aplogruppo E-V13 in Europa, nel Medioriente e in Africa settentrionale

Distribuzione dell’aplogruppo E-V13 in Europa, nel Medioriente e in Africa settentrionale

Sotto cladi Albero filogenetico dell'aplogruppo E-V13 (DNA-Y) - Eupedia

Storia e origini

Assimilazione dell’E-V13 dell’Europa neolitica da parte degli Indoeuropei

In ambito accademico si è ritenuto per molto tempo che E-V13 e le altre linee E1b1b fossero arrivate nei Balcani a partire dal Levante meridionale e attraverso la penisola Anatolica durante il Neolitico. Si riteneva pertanto che l’alta incidenza di E-V13 fosse dovuta a un effetto del fondatore tra questi coloni. Questa teoria andava a braccetto con quella secondo cui le genti E1b1b fossero associate allo sviluppo dello stile di vita neolitico e all’avvento dell’agricoltura nella Mezzaluna fertile, nonché alla sua diffusione in Europa sudorientale (Neolitico tessalico) e nell’Europa mediterranea (cultura della ceramica cardiale). Le analisi genetiche dei campioni provenienti dalla cultura Natufiana (Levante mesolitico) e dal neolitico preceramico del Levante hanno confermato l’alta incidenza dell’aplogruppo E1b1b in questa regione. Comunque, tra i 69 campioni di DNA-Y provenienti da siti europei neolitici, solo due appartengono a questo aplogruppo: uno è un E-M78 dalla cultura di Lengyel ritrovato in Ungheria (5000-4800 a.C.) e l’altro è un E-M78, possibilmente un E-V13 datato al 5.000 a.C., proveniente dal nordest della Spagna. Al momento non è ancora stato appurato se questi campioni E-M78 siano arrivati con gli agricoltori neolitici del Vicino Oriente o se fossero già presenti tra gli Europei mesolitici. In ogni caso, è chiaro che E-V13 non sia la linea europea mesolitica principale che una volta si credeva che fosse.

Oggi, E-V13 è l’unico aplogruppo mediterraneo che si ritrova in modo consistente in tutta Europa, fino addirittura in Norvegia, in Svezia, in Finlandia e nei paesi Baltici, i quali risaltano per l’assenza di altri aplogruppi neolitici come G2a (ma non l’indoeuropeo G2a3b1), J1 e T (Estonia esclusa). Comunque, dato che G2a è l’unica linea presente in tutti i siti europei neolitici analizzati fino a ora, la sua assenza in Scandinavia e nel Baltico implica che in questi paesi non sia sopravvissuta alcuna linea neolitica. Di conseguenza, la presenza di E-V13 in queste regioni non risale a questo periodo.

A questo proposito, è stato calcolato che E-V13 è emerso da E-M78 circa 7.800 anni fa, quando gli agricoltori neolitici avanzarono nei Balcani e nel bacino danubiano. Inoltre, tutti i membri moderni dell’aplogrupo E-V13 discendono da un antenato comune che visse approssimativamente 5.500 anni fa. Ciascuno di loro discende anche da un antenato più recente che portava la mutazione CTS5856. Questo progenitore sarebbe vissuto circa 4.100 anni fa, durante l’Età del bronzo. Quasi immediatamente dopo, CTS5856 si divise in sei sotto cladi per poi ramificarsi ulteriormente nello spazio di qualche generazione. Nell’arco di qualche secolo, la linea minore E-V13 ha cominciato quel processo di espansione che la avrebbe tramutata in una delle linee paterne europee più comuni fino a raggiungere i confini stessi dell’Europa al bordo orientale del Mediterraneo, il Caucaso, il Kurdistan, l’Iran e perfino la Siberia.

Questi dati suggeriscono che la storia di E-V13 sia collegata a quella dell’élite dominante della società dell’Età del bronzo. La distribuzione geografica dei suoi sei rami principali mostra come si sia rapidamente distribuito in tutta Europa, e in particolar modo in Europa centrale. L’unica migrazione dell’Età del bronzo che potrebbe render conto di una dispersione così rapida e a lungo raggio è quella dei Protoindoeuropei. Al momento, la spiegazione più valida è che E-V13 si sia sviluppato da E-M78 in Europa centrale o orientale durante il Neolitico, e che sia poi stato assimilato dai Protoindoeuropei R1a e R1b nel periodo in cui lasciarono le steppe pontiche per invadere il resto dell’Europa.

La cosa più sorprendente è che E-V13 è comune sia nei paesi con una dominanza di R1a che in quelli con una dominanza di R1b. Le tribù indoeuropee R1a sono associate alla cultura della ceramica cordata, la quale abbracciava l’Europa nordorientale, la Scandinavia e la metà settentrionale dell’Europa centrale. Le tribù R1b invasero invece i Balcani e la parte meridionale dell’Europa centrale, per poi unirsi alle genti della ceramica cordata in quelle che oggi sono la Germania, la Repubblica Ceca e la Polonia occidentale. Se E-V13 era presente in entrambi i gruppi, deve essere stato necessariamente assimilato nelle steppe pontiche o in un’area molto vicina (possibilmente all’interno della cultura di Cucuteni-Trypillian, localizzata tra l’Ucraina occidentale, la Moldavia e la Romania), o al punto di contatto tra i due gruppi in Europa centrale (per esempio in Repubblica Ceca).

Dall’avanzata verso est della cultura della ceramica cordata emerse, nella regione uralica, la cultura di Sintashta, che è l’antecedente della cultura Indoiraniana uno dei rami degli Indoeuropei. La presenza di E-V13 all’interno di questa cultura spiegherebbe come mai gli Iraniani odierni, cosi come i Curdi, oltre a R1a-Z93 e R1b-Z2103 possiedano anche questo aplogruppo. E-V13 è stato ritrovato finanche in Siberia centrale, vicino ai monti Altai, in una regione a sua volta conosciuta per essere stata abitata dagli Indoeuropei dell’Età del bronzo.

A causa della scarsa disponibilità di sequenziamenti completi provenienti dai Balcani, non è ancora chiaro in quale periodo E-V13 si sia diffuso in questa regione. È certo che sia stato portato molto presto dalle migrazioni indoeuropee, a partire circa dal 2500 a.C., ma la storia della regione è così complessa che potrebbero esserci molti rami diversi di E-V13, ognuno proveniente da un’invasione differente (per esempio dalle tribù iraniche, dai Celti di La Tène, dai Romani, dai Goti o dagli Slavi). In Grecia la prima migrazione indoeuropea fu quella dei Micenei avvenuta intorno al 1650 a.C., che furono seguiti dai Dori provenienti dall’Europa centrale (1200 a.C.). È possibile che entrambe abbiano portato con loro diverse sotto cladi di E-V13, e che un effetto del fondatore o il fenomeno che si verifica quando c’è una élite particolare che domina tra le popolazioni invasore potrebbero aver causato la rapida crescita della linea E-V13 nella Grecia della tarda Età del bronzo e dell’Età del ferro.

Per quanto riguarda Italia ci sono almeno tre fonti distinte di E-V13. La prima sarebbero le tribù italiche arrivate dall’Europa centrale che, a rigor di logica, avrebbero dovuto possedere almeno qualche linea E-V13 già prima di invadere la penisola italica. I Proto-italici avrebbero avuto una predominanza di R1b-U152, ma portarono anche E-V13, G2a-L140 (sotto cladi L13, L1264 e Z1816) e J2a1-L70 (sotto cladi PF5456 e Z2177), seppur in misura minore. La seconda fonte sarebbero gli antichi Greci, i quali dal IX secolo a.C. fino alla conquista romana del III secolo a.C. colonizzarono ampiamente l’Italia meridionale. La terza è rappresentata dai Goti che, in quanto tribù germanica, avrebbero portato con loro almeno una piccola percentuale di E-V13. Questa piccola percentuale quasi certamente crebbe dopo che ebbero passato diversi secoli in Europa centrale e sudorientale, dove assimilarono le genti protoslave e quelle balcaniche prima di invadere l’Italia. I Goti si stabilirono in tutta la penisola italiana. Avrebbero introdotto le tipiche linee germaniche I1 e R1b-U106, ma anche la linea protoslava R1a-CTS1211 che oggi si trova uniformemente nell’1 o nel 2% della popolazione. Dato che quest’ultima linea originariamente non era germanica, è probabile che i Goti abbiano portato anche una piccola ma significativa percentuale di linee assimilate nei Balcani, incluse E-V13 e J2b1 (I2a1b-CTS10228 sarebbe arrivata in Europa più tardi attraverso le migrazioni slave orientali dall’Ucraina durante l’alto Medioevo, e per questo motivo sarebbe assente in Italia, se si escludono alcune aree costiere affacciate sul Mar Adriatico).

Una diffusione indoeuropea della sotto clade V13 non spiegherebbe solo perché questo aplogruppo sia presente in luoghi come la Finlandia, la Russia nordoccidentale o la Siberia, dove i contadini neolitici ebbero un impatto quasi nullo, ma spiegherebbe anche perché E-V13 sia invariabilmente assente dai paesi Baschi e dalla Sardegna, (almeno dalla sua parte centrale), le due regioni d’Europa con l’origine neolitica più marcata. La Sardegna è anche l’unica parte d’Europa dove l’ascendenza riconducibile alle popolazioni delle steppe dell’Età del bronzo è praticamente inesistente. La bassa percentuale di E-V13 nelle aree costiere della Sardegna si spiegherebbe invece con gli insediamenti più recenti dei Romani, o addirittura dei Goti, i quali colonizzarono a loro volta l’area.

La presenza seppur limitata di E-V13 nel Vicino Oriente potrebbe trovare una giustificazione nella lunga presenza greca nel Mediterraneo orientale almeno dai tempi di Alessandro Magno fino alla fine della dominazione bizantina durante il Medioevo. È impensabile che oltre 1.500 anni di ellenizzazione e di presenza bizantina in Anatolia e nel Levante non abbiano lasciato alcuna traccia genetica. Nella penisola Anatolica, E-V13 si trova soprattutto nel terzo occidentale del paese, la regione che anticamente apparteneva alla Grecia. L’assenza di E-V13 dalla Turchia centrale non è in accordo con una sua diffusione collegata all’agricoltura neolitica. È quindi chiaro che vi sia stata una radiazione dalla Grecia (dove E-V13 conta per circa il 30% delle linee paterne) verso il Mediterraneo orientale (dove la frequenza scende sotto il 5%).

E1b1b1b1a (M81)

Distribuzione geografica

Distribuzione dell’aplogruppo E-M81 in Europa, in Medioriente e in Africa settentrionale

Distribuzione dell’aplogruppo E-M81 in Europa, in Medioriente e in Africa settentrionale

E-M81 si trova con una frequenza media del 45% in Maghreb e in Libia, con picchi oltre il 60% in Tunisia e nel Marocco centrale e meridionale. È molto diffuso tra le genti berbere in tutta l’Africa nordoccidentale, inclusi i Tuareg. Frequenze che superano il 75% sono state registrate tra i Tuareg del Burkina Faso e in Mali.

In Europa è particolarmente diffuso in Portogallo (8%), in Spagna (4%), in Francia (0-6%) e in Italia (0-4%), dove si osservano forti variazioni regionali. M-81 si trova soprattutto nella penisola Iberica occidentale e in particolar modo in Estremadura (15.5%), in Andalusia (13.5%), in Portogallo meridionale (11%), nelle isole Canarie (11%), nella Castiglia nordoccidentale (10%) e in Galizia (10%). La percentuale più alta in Europa si registra tra i Pasiegos (30%, n=101), una comunità isolata che vive sui monti della Cantabria.

Si noti la somiglianza tra la distribuzione di E-M81 e la componente africana ricavata dal progetto Dodecad.

Storia e origini

Oggi, E-M81 è la linea paterna dominante tra gli Africani nordoccidentali, e in particolare tra i Tuareg, tra i Marocchini delle montagne, tra i Tunisini e tra i Libici. Al di fuori dell’Africa settentrionale, M81 è molto più frequente in alcune parti della penisola Iberica che in qualsiasi altro luogo dell’Europa o del Vicino Oriente. Oltre alla stessa mutazione M81, questa clade è definita da altre 150 mutazioni. Il ramo M81 si è separato dal resto di E1b1b durante il termine dell’ultima glaciazione, circa 14.000 anni fa. Sarebbe facile assumere che le genti E-M81 abbiano colonizzato l’Africa nordoccidentale durante il periodo Mesolitico, o durante il Neolitico, per poi diffondersi verso l’Europa meridionale e occidentale con l’ondata di agricoltori neolitici che attraversarono il mare partendo dal Marocco verso la penisola Iberica, e che da qui si siano poi diffuse nel resto dell’Europa occidentale grazie alle popolazioni megalitiche. Eppure, secondo le stime del TMRCA (Ultimo Antenato Comune), tutti i portatori di questo aplogruppo discendono da un antenato comune che visse solo 2.100 anni fa. Ci sarebbe quindi un ritardo di circa 5.000 anni affinché l’ipotesi neolitica possa essere presa in considerazione.

La storia di M81 è particolare perché è un aplogruppo molto giovane e si è diversificato in una moltitudine di sotto cladi in una manciata di secoli. Ha due sotto cladi immediate: A5604 e M183 (note anche come PF2477 o PF2546). A partire da quest’ultima, al momento sono state identificate non meno di otto sotto cladi: A930, A2227, CTS12227, FGC22844, PF2578, PF6794, MZ99 e Z5009. Ciò indica che un singolo uomo potrebbe avere avuto nove figli che hanno poi avuto a loro volta una progenie numerosa. Quel che sorprende ancora di più è che queste sotto cladi non mostrano alcun pattern geografico identificabile.

Se la stima di 2.100 anni è corretta, corrisponderebbe approssimativamente all’epoca in cui i Romani sconfissero i Cartaginesi in quella che è oggi la Tunisia. Questo vorrebbe dire che la linea M81 ha cominciato a espandersi solo ai tempi della Roma classica, per poi diffondersi all’interno dei confini dell’Impero (non solo in Africa settentrionale ma anche nella penisola Iberica, in Francia, in Italia, in Grecia, in Turchia e nel Levante). Rappresenterebbe perciò un’espansione estremamente veloce, e avrebbe avuto bisogno quindi di una linea maschile proveniente da una famiglia economicamente agiata e di grande influenza all’interno della Repubblica Romana o dell’Impero Romano: probabilmente una famiglia di ricchi patrizi o addirittura un imperatore, non necessariamente di ascendenza romana. Il vantaggio offerto da questa ipotesi è che effettivamente M81 si trova solo all’interno dei confini romani ed è distribuito nella maggior parte dell’Impero. Si osserva anche in Galles, una regione nota per essere stata il rifugio delle popolazioni britanniche e romane durante le invasioni Anglosassoni.

È vero però che il TMRCA rappresenta solo una stima e potrebbe oscillare di alcuni secoli. Così questa linea potrebbe in realtà essere emersa qualche centinaia di anni prima durante il periodo Fenicio/Cartaginese. A essere onesti, il pattern di distribuzione e di frequenza di M81 si sovrappone molto meglio all’impero marittimo fenicio, che ha avuto la sua origine nel Levante e si è diffuso lungo le coste dell’Africa settentrionale e nella penisola Iberica, in Sardegna e in Sicilia. In questo scenario, M81 potrebbe rappresentare una linea dei re cartaginesi, o quella di una famiglia aristocratica particolarmente prolifica vissuta sotto la Repubblica cartaginese. Il merito di questa ipotesi è che spiegherebbe perché questa linea oggi sia più diffusa nel Maghreb, soprattutto in Tunisia, che in Italia. I Cartaginesi fondarono città in Spagna, inclusa Carthago Nova (la nuova Cartagine, oggi nota come Cartagena nella Murcia), ma anche in Sardegna e in Sicilia, quelle parti d’Italia dove M81 è più diffuso. Il suo punto debole è che non spiegherebbe come avrebbe fatto a raggiungere luoghi quali la Francia, la Gran Bretagna, la Grecia o la Turchia, così come la Spagna settentrionale.

Qualunque sia lo scenario corretto, è chiaro che M81 abbia beneficiato di un potente effetto del fondatore avvenuto in Maghreb, una regione che all’inizio era dominata da una élite cartaginese, ma che presto divenne una delle aree di residenza preferite della classe dominante romana all’interno dell’Impero (insieme a Spagna, Francia e Grecia). Dunque, entrambe le ipotesi sono plausibili. Una combinazione dei due scenari potrebbe fornire una spiegazione migliore. M81 si sarebbe diffuso prima attraverso l’élite cartaginese, poi, una volta sconfitti dai Romani e annessi all’Impero, i loro discendenti sarebbero stati liberi di emigrare al suo interno dall’Africa settentrionale alla Sicilia, alla Sardegna e alla penisola Iberica, alcuni raggiungendo forse la Francia e la Gran Bretagna. L’M81 originario del Levante potrebbe anche essersi diffuso nel corso dei secoli attraverso il Mediterraneo orientale durante il periodo romano, bizantino e ottomano.

Comunque, che la sua origine risieda tra l’élite di Cartagine o di Roma, le cladi da cui deriva (M310.1 e Z827) avrebbero avuto origine nel Levante e non in Africa nordoccidentale. Z830, una clade sorella di M310.1, è quasi esclusivamente mediorientale. La stessa M310.1 risale al tardo Paleolitico e potrebbe essere arrivata in Italia attraverso la penisola Anatolica e la Grecia in un momento qualsiasi tra il termine dell’ultima glaciazione e l’Età del ferro. Ciò può essere avvenuto grazie agli agricoltori neolitici, alla civiltà minoica o agli Etruschi.

In ogni caso, è molto probabile che altri M81 siano arrivati nella penisola Iberica durante il periodo Moro, quando gli Arabi del Maghreb conquistarono la maggior parte di quelli che oggi sono Spagna e Portogallo, dove rimasero per oltre 700 anni. I Mori conquistarono anche la Sicilia.

E1b1b1b2a (M123)

Distribuzione geografica

Distribuzione dell’aplogruppo E-M123 in Europa, nel Medioriente e in Africa settentrionale

Distribuzione dell’aplogruppo E-M123 in Europa, nel Medioriente e in Africa settentrionale

Le frequenze maggiori di E-M123 si osservano in Giordania (31% vicino al Mar Morto), Etiopia (5-20%), Israele e Palestina (10-12% tra i Palestinesi e gli Ebrei), tra i Beduini (8%), in Libano (5%), in Africa settentrionale (3-5%), nella penisola Anatolica (3-6%) e in Europa meridionale, in particolare in Italia (dall’1 all’8%), nella regione spagnola dell’Estremadura (4%) e nelle isole Baleari di Ibiza e Minorca (10% in media).

Sotto cladi

Albero filogenetico dell'aplogruppo E-M123 (DNA-Y) - Eupedia

Storia e origini

E-M123 è apparso circa 19.000 anni fa durante l’ultima glaciazione. Il luogo di origine è incerto, ma è probabile fosse nella regione del Mar Rosso da qualche parte tra il Levante meridionale e l’Etiopia. La sua sotto clade principale E-M34 è emersa molto probabilmente proprio nel Levante circa 15.000 anni fa. Non molto tempo dopo, M34 si è separato in due rami: M84 e Z841, i quali è probabile fossero presenti nella Mezzaluna fertile già durante il Neolitico. Al momento non è chiaro se si siano poi espansi oltre il Vicino Oriente proprio in questo periodo, ma potrebbero in effetti aver preso parte all’espansione neolitica che dall’Africa settentrionale ha portato nella penisola Iberica gli aplogruppi T1a e/o R1b-V88. L791 e Z21466 oggi hanno una distribuzione prevalentemente europea e le loro datazioni indicano una diffusione neolitica. La sotto clade PF6759 sembra abbia raggiunto la Sardegna in questo periodo. I discendenti di L791, cioè Y2947 e Y4971, sono apparsi solo intorno al 3.500 a.C. durante il tardo Neolitico o durante il Calcolitico. I rami K257 e Y4970 sono emersi verso il 3.000 a.C. e sono stati ritrovati, tra gli altri posti, in Iran, in Armenia, in Turchia, in Russia, in Grecia, in Italia e in Francia. Potrebbero essere legati all’espansione della cultura Kura-Araxes originaria del Caucaso meridionale, della penisola Anatolica e dell’Iran. Si sarebbe poi diffusa in Grecia e in Italia insieme agli aplogruppi J2a1 e T1a-P77. Anche Y6923 è emerso intorno al 3.500 a.C. per poi estinguersi quasi completamente. Tutti i portatori moderni di questa linea discendono da un antenato comune che visse solo 1.200 anni fa e sono tutti Ebrei ashkenaziti.

Le linee di E-M34 sono andate incontro a un’espansione molto più marcata durante il Calcolitico (Età del rame). CTS1096 si è divisa in tre sotto cladi circa 7.500-7.000 anni fa, in un periodo che corrisponde all’avvento dell’Età del rame dalle parti di quello che oggi è il Kurdistan. Queste linee hanno continuato a espandersi intorno al Medioriente, in Grecia e in Italia durante l’Età del bronzo. Oggi, la clade FGC18412 (conosciuta anche come Y5412) è la variante europea principale di M123. Sempre discendendo tra le varianti di CTS1096, le cladi Y14891 e Z21018 si trovano tipicamente tra le persone di ascendenza ebraica, mentre PF6391 e Z21421 si trovano in Levante (Siria, Libano, Palestina, Giordania) e nella penisola Arabica. F1382 sembra si sia espansa durante l’Età del ferro dal Levante alla penisola Arabica, dove oggi si trova in modo quasi esclusivo.

Diffusione fenicia, greca e romana di E-M34

L’antichità classica ha portato nuove ondate di colonizzazioni attraverso il Mediterraneo. I primi coloni furono i Fenici che vennero dall’odierno Libano e dalla provincia siriana di Tartus. I Fenici possedevano una varietà di linee paterne che riflettono la complessità della storia dell’antico Medioriente. Una di esse era E-M34 (le cladi levantine meglio conosciute sono Y15558 e Z21421), la quale conta per circa il 15% del DNA-Y dei Libanesi moderni ma che con tutta probabilità era più frequente prima che le occupazioni greche, romane, arabe, bizantine, nonché quelle dei Crociati medioevali e degli Ottomani alterassero il pool genetico locale. E-M34 è la varietà mediorientale principale di E1b1b e si pensa sia arrivata con le genti Protosemitiche dalla tarda Età del rame fino alla prima Età del bronzo. I Fenici avrebbero diffuso E-M34 a Cipro, a Malta, in Sicilia, in Sardegna, a Ibiza e nel sud della Spagna.

Gli antichi Greci hanno contribuito alla redistribuzione di E-M34 (e di E-V13) in luoghi come Cipro, la Sicilia, l’Italia meridionale, la Liguria, la Provenza, la Spagna orientale e in pratica in tutte le parti del mondo dell’antichità classica greca. La conquista del Medioriente da parte di Alessandro avrebbe portato linee maschili greche ancora più lontano, forse fino in Afghanistan e in Pakistan, seppur solo in tracce. I Greci mantennero il controllo del Medioriente fino alla conquista romana per poi recuperare la loro influenza sulla regione durante il periodo bizantino. È probabile che la maggior parte di E-V13 in Medioriente sia quindi di origine Greca.

Gli Etruschi, che potrebbero essere arrivati dalla penisola Anatolica occidentale, potrebbero avere portato E-M34 in Italia centrale dove sarebbe poi stato assimilato dai Romani. Le migrazioni all’interno dell’Impero Romano probabilmente giocarono un ruolo, seppur minore, nella redistribuzione di E1b1b in Europa. L’impatto genetico più importante dei Romani/Italiani al di fuori dell’Italia sembra essere stato in Gallia (l’odierna Francia, il Belgio, la Germania meridionale e la Svizzera), probabilmente perché questa era la regione più prossima all’Italia quando si utilizzava l’ottima rete stradale romana (in realtà ereditata da Galli stessi).

Individui famosi

Ramo E-V13

Giuseppe Garibaldi

Giuseppe Garibaldi (1807-1882), il generale, politico e nazionalista che ebbe un ruolo fondamentale nella storia d’Italia, secondo i risultati dell’analisi del DNA-Y ottenuto da un altro Garibaldi proveniente dalla sua stessa provincia di origine in Liguria probabilmente apparteneva all’aplogruppo E-V13.

I fratelli Wright, gli inventori del primo aeroplano funzionante, appartenevano all’aplogruppo E-V13. Si pensa discendessero da Robert Wright di Brook Hall, nell’Essex (Inghilterra), che ha permesso al Wright Surname DNA Project di isolare la loro linea paterna.

Lyndon B. Johnson (1908-1973), il trentaseiesimo Presidente degli Stati Uniti, è stato identificato essere un membro dell’aplogruppo E1b1b grazie al Johnson/Johnston/Johnstone DNA Surname Project. Si prevede che il suo aplotipo, nonostante non sia stato ancora confermato da test SNP, sia E-V13.

Larry Page (CC BY-SA 2.0)

Secondo l’analisi del a class="o" rel="nofollow" href="//www.eupedia.com/forum/threads/33597-Larry-Page-may-belong-to-Y-haplogroup-E-V13?highlight=larry+page" target="_blank">DNA di un suo parente<:a>, il co-fondatore di Google Larry Page (nato nel 1973) apparterrebbe all’aplogruppo E-V13. Nel novembre 2016 era la dodicesima persona più ricca del mondo.

Ramo E-M34

Il Harvey Y-DNA Genetic Project è riuscito a tracciare l’ascendenza e a identificare l’aplogruppo-Y di William Harvey (1578 -1657), la prima persona ad aver descritto completamente e nel dettaglio la circolazione sistemica e le proprietà del sangue pompato dal cuore nel resto del corpo. Apparteneva alla sotto clade E-M34.

Gérard Lucotte et al. (2012) ha recuperato il DNA di Napoleone Bonaparte dai suoi follicoli piliferi della barba e ha comparato il suo DNA-Y a quello dei suoi discendenti moderni, Charles Napoléon. Ha così stabilito che entrambi gli uomini appartenevano all’aplogruppo E-M34, una sotto clade che si crede abbia raggiunto l’Europa mediterranea partendo dal Levante durante il Neolitico. Napoleone I era stato precedentemente identificato dal team di Lucotte come membro dell’aplogruppo di mtDNA H.

Il noto fisico teorico Albert Einstein si presume sia appartenuto all’aplogruppo-Y E-Z830, ameno sulla base dei risultati ottenuti dai discendenti patrilineari di Naphtali Hirsch Einstein, il bisnonno di Einstein. Circa il 20% degli ebrei ASHKENAZ appartengono all’aplogruppo E1b1b.

Steven Pinker (Photo by Rebecca Goldstein - CC BY-SA 3.0)

Steven Pinker è uno psicologo sperimentale canadese, uno scienziato cognitivista, un linguista e un popolare autore di scienza divulgativa. È un Johnstone Family Professor del Dipartimento di Psicologia della Università di Harvard ed è conosciuto per il suo sostegno alla psicologia evoluzionistica e alle teorie della mente computazionali.

Cage at the 2011 San Diego Comic-Con International (CC BY 2.0)

L’attore e produttore americano Nicolas Cage (nato nel 1964) è stato identificato come membro dell’aplogruppo E1b1b-M84. Il suo vero nome è Nicolas Kim Coppola, e il suo bisnonno paterno è emigrato negli USA da un paese dell’Italia meridionale chiamato Bernalda, in Basilicata. È il nipote dello sceneggiatore, regista e produttore Francis Ford Coppola, on cui condivide lo stesso aplogruppo.

Ramo E-M81

Zinedine Zidane (CC BY 2.0)

Il calciatore francese di origini algerine Zinedine Zidane (nato nel 1972) è membro dell’aplogruppo E1b1b (M81). Questo secondo un test genetico effettuato sul fratello. Zidane è stato nominato miglior calciatore europeo degli ultimi 50 anni dall’UEFA Golden Jubilee Poll.

Ramo di E1b1b non definito

Il grande pittore barocco italiano Caravaggio (1575-1610) è stato riesumato per accertare le cause della sua morte misteriosa avvenuta all’età di 38 anni. Il suo DNA è stato comparato a quello di persone viventi con lo stesso cognome. Lo studio ha rivelato che apparteneva all’aplogruppo E1b1b.

Ronny Decorte, un genetista dell’Università Cattolica di Leuven in Belgio, ha analizzato i parenti di Adolf Hitler e ha determinato che il Führer apparteneva all’aplogruppo E1b1b. Ironicamente, si crede che questo aplogruppo sia all’origine delle lingue afroasiatiche, tra le quali sono incluse le genti e le lingue semitiche che Hitler disprezzava così tanto.

Richard Attenborough (Photo by gdcgraphics - Creative Commons Attribution 2.0 Generic license.)

Sir David Attenborough (nato nel 1926), un presentatore della BBC e naturalista Inglese ha spiegato in Tree of Life ome gli Attenborough appartengano all’aplogruppo E1b1b. Nel 2002 è stato nominato tra i 100 Britannici più grandi in seguito a una votazione che ha coinvolto tutto il Regno Unito. Suo fratello è il produttore, regista e attore Richard Attenborough (nato nel 1923 e visibile nell’immagine), il quale nel 1983 ha vinto due Academy Awards per Gandhi.

Altri membri famosi dell’aplogruppo E1b1b

  • Tom Conti (sotto clade E-M34): è un attore scozzese, regista teatrale e scrittore di origini italiane. Nel 1979 ha vinto un Tony Award come Miglior attore drammatico per la sua performance in “Whose Life Is It Anyway?”. Il suo aplogruppo è stato identificato essere E-M34 da BritainsDNA.
  • George Stroumboulopoulos : è una personalità televisiva e radiofonia canadese. È meglio conosciuto per essere stato un VJ del canale canadese di musica MuchMusic e per essere stato il presentatore del talk show della CBC George Stroumboulopoulos Tonight (prima noto come The Hour) dal 2005 al 2014.


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